La Storia del Clavicembalo

Origini del Clavicembalo

Come anticipato, il clavicembalo fu strumento assai diffuso tra il quindicesimo e il diciassettesimo secolo seppur contrastato dalla diffusione del pianoforte; si sono sviluppati nel corso dei secoli diversi tipi di clavicembalo: se inizialmente esso possedeva solo una tastiera con quarantanove tasti, successivamente venne introdotta una seconda tastiera perfezionando l'utilizzo dei registri a pedale.

Differenti dunque le dimensioni, la posizione della tastiera rispetto alle corde, il numero e l'estensione delle tastiere e la forma delle casse.

I pių apprezzati costruttori di clavicembalo provengono dall'Italia e dall'Olanda, che producevano strumenti adoperati dai maggiori clavicembalisti del mondo nell'accompagnamento o per l'esecuzione di musiche.

Quando l'interesse per tale strumento non faceva che crescere, nacquero le prime scuole italiane, francesi, tedesche e le minori inglesi e belga; nel quattordicesimo secolo si cominciarono a vedere i primi saggi in forma scritta di musica per clavicembalo.

Ma nella storia del clavicembalo l'Italia assume un ruolo di primo piano dal momento che fu proprio la scuola del nostro Paese a precedere su tutte le altre e a influenzarle fino al Settecento quando il pianoforte prese il sopravvento su di esso; per tali ragioni i compositori cominciarono a ignorare l'uso del clavicembalo per dare ampio spazio al pianoforte.

Ad ogni modo tra i maggiori esponenti dell'arte clavicembalistica ricordiamo Pasquini, Rossi e Scarlatti per quanto riguarda l'Italia, Kerll e Muffat per la Germania, d'Anglebert e Lebegue per la Francia e de Sancta Maria per la Spagna.